Emozioni e riflessioni con "Il partigiano Johnny"

Published on 27 April 2022 • Cultura

La commemorazione del 25 Aprile si è svolta a Monastero Bormida con una serata dedicata alla proiezione del film “Il partigiano Johnny” di Guido Chiesa, ad oltre 20 anni dalla sua uscita nelle sale. L’idea di abbinare la ricorrenza della Liberazione con un ricordo del centenario di Beppe Fenoglio, grande scrittore partigiano delle Langhe, unitamente a un piacevole “amarcord” rievocativo delle scene del film girate nella piazza di Monastero, nel borgo antico di Montechiaro, nei boschi di Malvicino e in altre “location” valbormidesi, è stata proposta dalla sezione ANPI “Donne Partigiane”, presieduta da Maria Grazia Arnaldo, unitamente al Comune, ed ha riscontrato la partecipazione di numeroso e attento pubblico.

La serata, nella foresteria “Ciriotti” del castello medioevale, si è aperta con i saluti del sindaco Gigi Gallareto e dell’on. Federico Fornaro, per poi lasciare spazio a una breve riflessione su Fenoglio e la Resistenza, condotta da Mario Renosio, direttore ISRAT, che ha inquadrato tempi, personaggi, scene riprodotte nel romanzo fenogliano e poi traslate nel film. Romanzo e film di non facile lettura, sia per il carattere frammentario e incompiuto del libro (che fu pubblicato dopo la prematura scomparsa di Fenoglio sulla base delle carte lasciate dallo scrittore), sia per la scelta del regista Guido Chiesa di alternare scene essenziali, spesso notturne, con dialoghi ridotti all’osso. La rievocazione della lotta partigiana nelle Langhe, vista in tutta la sua cruda e scarna realtà, ha colpito il pubblico con emozioni forti: lontano dalla retorica, lo stile fenogliano, intriso di parole inglesi e dialettali, unico nel suo genere, ci porta a vedere dritta negli occhi la tragicità di ogni guerra. Anche chi sta dalla “giusta parte” (e non v’è dubbio che quella dei partigiani lo fosse rispetto al nazifascismo) soffre, muore, patisce la fame e il freddo, si sconvolge nell’uccidere, si imbruttisce nel carattere e nei rapporti con gli altri. Concetti quanto mai di attualità, che tutti pensavamo consegnati alla storia e che invece riemergono prepotentemente nel cuore dell’Europa con la disastrosa guerra in Ucraina.

Un modo diverso dal solito di ricordare il 25 Aprile, ma molto efficace, che per di più ha sottolineato come proprio nelle Langhe si è giocata la maggior partita della guerra di liberazione.

Nel salone, una carrellata di fotografie delle riprese del film, con tanti primi piani di comparse del territorio, ha fatto rivivere quell’episodio particolare, in cui, per un giorno, anche Monastero e i paesi limitrofi sono stati il “set” per questo film coinvolgente e drammatico.